AUTO-DETERMINAZIONE

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Lo scopo del vivere è quello di imparare ad essere sereni, allontanando la sofferenza da sé, ed adoperandosi, per quanto si può, ad aiutare anche gli altri a stare sereni.
Purtroppo, molti di noi non sono neppure coscienti che lo scopo della vita sia raggiungere la serenità, figurarsi come possa essere possibile per loro affrontare le prove della vita.
Ci siamo convinti che sia necessario vivere sotto pressione, dimostrare a noi stessi di essere “produttivi”, conseguire “risultati” quantitativamente apprezzabili, quali il conto in banca. Chi sviluppa tali convinzioni, soprattutto nel momento in cui non riesce a soddisfare le proprie aspettative, cade in depressione e avverte un senso di fallimento esistenziale.
Anche il timore di perdere la “salute”, vista come la condizione necessaria per continuare ad essere produttivi, e quindi abilitati alla competizione, genera costante stress. Si è disposti a ingurgitare farmaci che ci rimettano in piedi anche quando il comune buon senso suggerirebbe di riposare. Non comprendiamo più che anche la malattia ha il suo senso, per il corpo. Non affrontiamo la Natura, sviluppiamo immunodeficienze, siamo deboli. Crediamo di curarci, e invece ci ammaliamo sempre di più. Pensiamo di avere allungato la nostra vita, mentre molto spesso abbiamo allungato solo la nostra malattia.
La mancanza di serenità si nota nelle relazioni con gli altri, nel rancore che proviamo verso chi pensiamo ci stia facendo un torto, vorremmo distruggere, punire, vendicarci, abbiamo costantemente bisogno di un nemico. In realtà, questa è solo l’evidenza che odiamo noi stessi, e trasferiamo sugli altri questo odio come meccanismo di difesa, per non dovere ammettere che ci odiamo.
Mascheriamo questo odio con atteggiamenti pseudo-razionali, fingiamo di interessarci di politica o di economia, o di religione, e con un pretesto o con un altro attacchiamo, sfoghiamo la rabbia che abbiamo dentro, cerchiamo di mostrarci saggi, intelligenti, più istruiti o più informati degli altri. Insultiamo il prossimo, non abbiamo compassione.
Ma noi non dovremmo odiarci, non esiste ragione. Noi non siamo mostri. I nostri difetti, le nostre fragilità, sono la nostra essenza, il nostro retaggio di viaggiatori, di combattenti, di esseri nobili capaci di vivere relazioni preziose, con gli altri e con la Natura intera.
Noi non dobbiamo avere paura di noi stessi, né degli altri, né della Natura. Il dolore, le disgrazie, le difficoltà servono semplicemente a crescere. Vanno solo affrontate.
La serenità si conquista attraverso la difficoltà, non è un viaggio tra sorrisi e “frequenze positive”, alla maniera new-age. La Natura è invece ostica, dura, terribile, deve esserlo, altrimenti non proporrebbe alcuna esperienza. Shiva, l’immagine che l’induismo propone come essenziale chiave per accedere alla realtà, e quindi alla serenità, è chiamato il Distruttore.
Non ci affezioniamo alle nostre certezze. Distruggiamole invece. Se incontriamo il Buddha, uccidiamolo. Affrontiamo invece l’incertezza, il dolore, imparando a sviluppare la serenità in tutte le situazioni.
Noi affrontando il dolore dobbiamo imparare a vivere sereni, allontanando la sofferenza esistenziale, la paura di vivere, e l’unico modo per farlo è liberarci dagli attaccamenti.
In una società come quella attuale, pochi lo capiranno, è comprensibile, non è questione di mancanza di intelligenza o di deficienza personale, è questione di influenza sociale.
Ma chiunque voglia impegnarsi, può capire. Perciò, la serenità non è preclusa a nessuno, come a nessuno è garantita.
Dipende solo da noi.

About Post Author

Domenico Rosaci

Domenico Rosaci è Professore Associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, e conduce ricerche nel campo dell'Intelligenza Artificiale. E' autore dei saggi sull'esoterismo "Arcana Memoria" e "Il Labirinto del Cristo" e dei romanzi "Il Sentiero dei Folli", "La Zingara di Metz" e "I Fiori di Tanato", pubblicati da Falzea Editore.
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One thought on “AUTO-DETERMINAZIONE

  1. Una riflessione veramente centrata sulla nostra incapacità di danzare e di percorrere strade inusuali “sentieri dei folli”,gli unici che possono rendere questa vita un po’ meno meccanica e passiva.
    Grazie

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