GUERRA: PSICOPATOLOGIA DELL’IDIOZIA

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Io non credo che serva a molto parlare di “pace”, semplicemente perché non credo che la società attuale comprenda il significato di tale parola.

I più pensano semplicemente che “pace” significhi rinunciare a parteggiare per una delle tante fazioni in cui la società è divisa, e quindi il concetto viene a priori rifiutato dalla maggior parte degli individui, che dalla partigianeria e dalla corrispondente competizione sono addirittura affascinati.

Anche quella minoranza che sembra abbracciare la proposta pacifista, intende la parola sempre nello stesso modo, e quindi la usa per configurarsi come la parte “buona” che non parteggia per nessuno per superiore “moralità”, per partito preso. Quindi, di fatto, sono solo un altro partito, quello della “moralità”.

Ma “pace” significa ben altro che rifiuto a non parteggiare, per obbedire a qualche comandamento etico-morale, umano o divino che sia. Il concetto di “pace” parte semplicemente da un’evidenza: gli individui umani sono tutti liberi di elaborare idee, desideri, brame differenti, e di organizzarsi in gruppi diversi con differenti obiettivi, spesso e volentieri contrastanti fra loro. Quindi, tu puoi essere convinto quanto vuoi che Zelensky e l’Ucraina abbiano tutte le ragioni del mondo di fronte a Putin e alla Russia, potrai sostenere le tue ragioni con tutti gli argomenti che a te sembrano i più inossidabili, ma ciò non cambierà la realtà del fatti che nella Realtà esiste Putin, esiste la Russia, esisteranno le ragioni di chi è dalla parte di Putin e della Russia, e che anche costoro saranno fortemente convinti di ciò in cui credono, che a te piaccia o meno.

In una situazione simile, in quella Realtà che è ben diversa dalle fantasie di onnipotenza che l’ego si costruisce, come si fanno a creare situazioni di convivenza sostenibile tra gli esseri umani? Come si crea un qualche grado di “bene-essere”, di attenuazione della sofferenza basato sull’uso dell’intelligenza umana? In questa prospettiva, rimanere piantati sull'”ho ragione io”, quindi sono autorizzato a usare le armi per affermare tale ragione, è l’opposto dell’intelligenza: è semplicemente idiota.

Idiota, perché le armi non servono ad affermare le proprie ragioni, ma semplicemente uccidono, feriscono, distruggono. E soprattutto, non convincono certamente nessuno della bontà delle tue ragioni, ma se avevi un nemico, dopo che gli spari addosso te lo ritrovi più nemico di prima, e con l’andar del tempo te ne farai altri, e vivrai tra un mare di nemici. Magari rimanendo sempre convinto delle tue ragioni, ma nella sofferenza, come soffre qualunque popolo che cerca di affermare le proprie ragioni tramite l’uso delle armi. Ti crederai un eroe, un patriota, uno che “lotta fino alla morte per i propri ideali”, e invece sarai solo uno che si auto-infligge sofferenza e la somministra anche al suo prossimo: un perfetto idiota.

Ovviamente ci sono anche situazioni in cui anche l’intelligenza non vede via di uscita all’uso delle armi, per difendersi. L’astensione dall’usarle è prova di intelligenza, non astratta “fede” nel “pacifismo” elevato a fanatismo, e quindi non più intelligente. Se qualcuno mi attacca violentemente, e non trovo nessun modo per dissuaderlo o farlo smettere, come estrema ratio uso le armi e mi difendo. Ma si dovrebbe trattare di una estrema ratio, per essere un comportamento saggio. Non rientra certo in questa saggezza il complottare per creare contrasti tra le nazioni, il realizzare ad arte presupposti per i dissidi, il partecipare a competizioni per il potere e per le risorse, il fornire armi a coloro che stanno già combattendo. Se fai tutto ciò, poi non puoi certo pretendere di non venire attaccato, o di dire “ma io non ho attaccato per primo”.

Cercare giustificazioni per fare la guerra è idiota, perché la guerra è idiota. L’idiozia della guerra sta nell’evidenza che essa non serve a nessuno, se non a chi la gestisce da posizioni di potere, cioè da chi ricava dei vantaggi materiali dall’instaurarsi di una economia di crisi, di una situazione di emergenza in cui le speculazioni più abiette e lucrose possono concretizzarsi. Ma per il popolo la guerra, ogni guerra, è solo sofferenza, morte, miseria e niente altro.

Per un popolo, auspicare l’instaurarsi di una guerra significa configurarsi come un popolo idiota, a prescindere dalla “ragione” che si suppone di avere e da quanto “malvagio” appaia il nemico. Un popolo saggio opera per non crearsi nemici, scende a compromessi, limita sé stesso, le proprie ambizioni, cercando di creare i presupposti per fare in modo che anche gli altri facciano lo stesso. Poi ovviamente, i guerrafondai inveterati ci saranno sempre, ci sarà sempre chi non intende ragione, ma questo non vuol dire che il saggio debba seguire la strada dell’ottuso idiota. Il saggio prende atto che esiste l’idiota, e cerca comunque di non farci la guerra, si impegna per quanto può, accettando di alzare le mani per difendersi solo come estrema ratio.

Questo è il significato della parola “pace”. Non un astratto buonismo, ma una semplice dimostrazione di saggezza, utile al Bene-Essere collettivo.Pace deriva dalla parola latina “pacis”, cioè dalla stessa radice di “pactum” (“patto”) e “pangere” (“pattuire). Creare compromessi, legami, auto-limitazioni ai propri interessi in funzione di un maggiore benessere collettivo. Insomma, opere dell’intelligenza, traguardi raggiunti da un intelletto sofisticato, che è “andato avanti”: il vero pro-gresso. L’idiota invece non va avanti, resta fermo al palo dell’evoluzione della specie, anzi regredisce con il tempo; fa di tutto per fare a botte con gli altri idioti, nel villaggio globale dell’idiozia, in cui il fine non è il Bene-Essere collettivo, ma il benessere personale, per il quale nessuno è disposto a rinunciare a nulla, per cui gli unici motti credibili sono “bisogna vincere e vinceremo”, “credere, obbedire e combattere” e altre scempiaggini frutto, per l’appunto, di una psiche squilibrata e di un intelletto minorato, sottosviluppato.

Perché Homo Sapiens non appare, come molti credono, una specie in via di progresso culturale, ma sembra piuttosto una specie incapace di reggere psicologicamente al suo sviluppo sociale, e quindi tendente ad una preoccupante instabilità psichica, una psicopatologia fonte di comportamenti idioti, cioè insensati e grotteschi. Si può solo sperare che la tendenza si inverta, ma ciò non avverrà per magia, ma solo con l’impegno di più persone di buona volontà possibili.

About Post Author

Domenico Rosaci

Domenico Rosaci è Professore Associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, e conduce ricerche nel campo dell'Intelligenza Artificiale. E' autore dei saggi sull'esoterismo "Arcana Memoria" e "Il Labirinto del Cristo" e dei romanzi "Il Sentiero dei Folli", "La Zingara di Metz" e "I Fiori di Tanato", pubblicati da Falzea Editore.
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