VIAGGIARE È IL SENSO, MA È UN SENSO CONTRARIO

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Potranno dirci, e ce lo diranno spesso, che siamo viaggiatori, e che viaggiare è il nostro destino. Così molti di noi si sentiranno curiosi, ed eccitati davanti alle occasioni di scoperta di luoghi, di culture, di lingue, di nozioni…Ma se pensiamo al viaggio come all’ennesimo modo di accumulare qualcosa da consumare, allora anche queste esperienze, al pari delle altre ricchezze che potremo possedere, si riveleranno alla fine nella loro effimera natura di semplici, transitori passaggi di tempo.

Ma se il viaggio si svolge in una dimensione che non è quella dello spazio e del tempo, ma è piuttosto quella dell’anima, essenza misteriosa e fondante del nostro esistere, allora il viaggio è esperienza della Realtà, esperienza del Sé.

Solo così il viaggio diventa senso, significato. Ma per recuperare questo senso, per curiosa legge esistenziale, occorre muoversi in direzione contraria a un cosiddetto “senso comune”, che pare esistere per confonderci, o forse per metterci alla prova. Il senso comune è quello che ci fa sentire esiliati in un mondo di estranei da una Natura estranea. Separati, soli, sofferenti.

Dovremmo ricordarci che ognuno di noi è simile all’Ibis rosso, che gli antichi Egizi associavano al divino Toth, custode della conoscenza. L’ibis rosso può volare in alto perché questa è la sua Natura, ma è costretto a camminare sulla Terra perché qui deve fare la sua esperienza, tra gli attaccamenti e nella sofferenza. E il principale attaccamento è la nostra identità, il nostro ego, il nostro nome sulle cui gambe pesanti dobbiamo muoverci goffamente, come l’albatros di Beaudelaire caduto sulla tolda della nave.

Occorre voltare le spalle a quel senso comune che ci fa identificare col nostro nome, sfidare la sua forza di gravità, e iniziare il viaggio nel regno di dentro per uscire finalmente fuori dalla nostra caverna, a riveder le stelle.

Perché nel profondo di noi, nella nostra intima e meravigliosa notte, il cielo è stellato.

About Post Author

Domenico Rosaci

Domenico Rosaci è Professore Associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, e conduce ricerche nel campo dell'Intelligenza Artificiale. E' autore dei saggi sull'esoterismo "Arcana Memoria" e "Il Labirinto del Cristo" e dei romanzi "Il Sentiero dei Folli", "La Zingara di Metz" e "I Fiori di Tanato", pubblicati da Falzea Editore.
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