CHE FAI TU LUNA IN CIEL?

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In questa epoca di corse sfrenate, di “fare” e “progettare”, sembra che ci rifiutiamo ormai completamente di riflettere.

La riflessione, cioè quell’atteggiamento della psiche che si ripiega su sé stessa, per osservarsi come dal di fuori, e “comprendersi”, ovvero “abbracciarsi”, è un’azione determinante per contenere il nostro impeto vitale, la nostra “libido” di psicoanalitica memoria, che per sua natura ci porta ad agire inconsultamente, sotto la spinta di desideri incontrollati.

Dai desideri incontrollati, come insegna il Buddha, nascono gli attaccamenti e le illusioni, e da queste deriva la nostra sofferenza esistenziale. Perciò la riflessione è essenziale, per allontanare da noi, quanto più possibile, la sofferenza.

I Taoisti chiamano “Yin” l’attività di riflessione finalizzata alla comprensione, e per la Kaballah ebraica essa è la sefirah (una manifestazione di Dio) chiamata Cochmah, ovvero la “saggezza”, iconograficamente rappresentata anche dalla colonna di sinistra (Boaz) del Tempio di Salomone.

Ma le culture antiche, prima ancora dell’avvento della Storia e quindi nell’epoca del mito, rappresentavano questo archetipo concettuale con delle divinità, che ne fornivano una adeguata personalizzazione.

In Egitto la Saggezza era personificata da Toth, dio della parola e della scrittura, del tempo e della magia, della matematica e della geometria, protettore degli scribi. In Grecia era Hermes, messaggero del Dio, mediatore tra il Dio e l’anima umana. In entrambi i casi, queste divinità erano astrologicamente legate alla Luna, faro luminoso della notte, divinità silenziosa che ascolta una verità che viene dal cuore stesso della realtà, come Ermete Trismegisto si dispone a fare nell’incipit di quella meravigliosa opera della filosofia ermetica che è il Pimandro.

Perché la luna rischiara il buio, quel buio della psiche che Schopenhauer chiamò “volontà”, oppure “inconscio”, e che Freud poi chiamò “Es”, “Esso”, ovvero la nostra sostanza, l’energia che dà impulso al nostro vivere, al nostro esserci.

Questa energia, affinché non ci distrugga consumandoci nella sofferenza, ha bisogno di un contenitore che la contenga, di un vaso che le dia forma. Questo vaso è quello che la figura misteriosa dei Tarocchi, chiamata “La Temperanza”, tiene nella mano di sinistra, mentre con la mano di destra sorregge l’altra brocca dalla quale per l’appunto si versa l’energia vitale. Senza la brocca di sinistra l’acqua non avrà mai forma, e la forma dell’acqua è proprio la comprensione, la riflessione, ovvero la saggezza.

Noi oggi non facciamo altro che agire senza riflettere, corriamo senza freni verso un futuro che ci ostiniamo a considerare irrazionalmente come “ottimistico”, in quella visione tutta occidentale del mondo che è stata disegnata dal cristianesimo, per cui solo nel futuro esiste la “salvezza”, e quindi ciò che facciamo oggi lo facciamo per godere domani. Ma tutto ciò è irrazionale, folle, privo di saggezza. La “salvezza” è nel godere e apprezzare il nostro presente, ed ancora di più nutrirci della memoria del nostro passato, personale e collettivo, gioire dei nostri personali ricordi e di quelli dell’intera umanità, tramandati dalla cultura umana.

Tutto questo correre invece ci consuma, come ogni frutto del Consumismo, che altro non è che l’evoluzione che l’Umanità sta operando, sulla scorta delle scelte fatte nelle epoche passate, verso una psiche sempre più priva di Yin, ed invasa letteralmente dallo Yang, dall’Es, dall’inconscio. Un inconscio incompreso, folle, senza guida. La guida che avrebbe dovuto essere l’Ego, ciò che dovrebbe delimitare come un vaso, si è trasformato in un vaso chiuso, sigillato, che non è disposto ad accogliere nulla perché pieno solo di pregiudizi, schemi, risultato di una programmazione psichica operata da una società meccanizzata, priva di anima.

Così, non facciamo altro che avere paura di noi stessi. Paura di tutto ormai, persino di uscire di casa, di stringerci la mano, di abbracciarci tra parenti ed amici. Paura che giustifichiamo con la presenza di epidemie e contagi, ma che in realtà è in costante sviluppo, progressivamente, dagli albori dell’era contemporanea. Tra un po’ avremo paura anche dei rapporti intimi, già esiste una grande paura di generare, e ci si affida alla generazione conto terzi, all’utero in affitto, oppure semplicemente si rinuncia considerando un figlio come un peso o un ostacolo per la propria “realizzazione”. Si è arrivati a considerare positivamente anche l’aborto, che è divenuto l’icona della nostra epoca: la soppressione della vita stessa, in nome della libertà di potere essere un vaso vuoto che aspetta di riempirsi “domani”. Si riempirà domani, si. Ma solo di sofferenza.

Questo succede all’uomo quando perde di vista la Luna, simbolo di accoglienza e di materna comprensione, senza la quale noi siamo soltanto degli orfani senza memoria di madre, quindi privi di amore e incapaci di darne.

About Post Author

Domenico Rosaci

Domenico Rosaci è Professore Associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, e conduce ricerche nel campo dell'Intelligenza Artificiale. E' autore dei saggi sull'esoterismo "Arcana Memoria" e "Il Labirinto del Cristo" e dei romanzi "Il Sentiero dei Folli", "La Zingara di Metz" e "I Fiori di Tanato", pubblicati da Falzea Editore.
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