NIENT’ALTRO CHE IL NULLA

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Il termine “nichilismo”, dalla parola latina “nihil” (“nulla”) venne spesso usata per descrivere il pensiero di Nietzsche, che visse nella seconda metà dell’800 e curiosamente morì proprio nell’anno 1900, quasi a sottolineare che la sua filosofia in qualche modo coincidesse con la fine del suo secolo, ovvero di un’intera epoca.

Ma in realtà non si tratta tanto di una curiosità, quanto di un fatto. Nietzsche ha veramente annunciato che l’epoca che sarebbe venuta dopo di lui sarebbe stata quella del culto del Nulla. Il Nulla, come assenza di qualunque sistema di valori, certo, ma soprattutto come assenza di una visione del mondo condivisa a livello di collettività. Perché è solo su una simile visione che si può fondare l’esistenza di una specie pensante. Senza tale visione, non c’è esistenza, ma solo un mero, passivo passaggio di tempo.

Le parole del grande filosofo tedesco ne “La volontà di potenza” sono memorabili e terribili: «Ciò che io racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire: l’avvento del nichilismo. Questa storia può già ora essere raccontata; perché la necessità stessa è qui all’opera. Questo futuro parla già per mille segni, questo destino si annunzia dappertutto; per questa musica del futuro tutte le orecchie sono già in ascolto. Tutta la nostra cultura europea si muove in una torturante tensione che cresce da decenni in decenni, come protesa verso una catastrofe: irrequieta, violenta, precipitosa; simile ad una corrente che vuole giungere alla fine, che non riflette più ed ha paura di riflettere

La corrente è quella del desiderio di annullamento, della volontà a non riflettere più perché riflettere fa paura. Riflettere è l’ambizione dell’uomo libero, dell’uomo vivo che crede che la vita, per quanto pericolosa e dolorosa, sia un viaggio affascinante, conturbante e meraviglioso nel suo mistero. Riflettere è lo stato naturale dell’uomo acceso dalla sacra fiamma della volontà di scoprire ciò che non sa, cioè acceso dalla mancanza, la Penìa (Povertà) dei Greci. che spinge al viaggio verso l’ignoto, ma anche sotto l’influsso della ricchezza umana, il Pòros (Risorsa), che incita al viaggio per il viaggio e non per la meta, disinteressatamente.

In altre parole, riflettere è frutto di Amore, che per Platone era figlio proprio di Penìa e Pòros.

Ma la paura uccide l’Amore, e senza di esso non si vuole più riflettere, e astenendosi dal farlo non si vuole più vivere. Ed ecco affacciarsi il nulla.

L’uomo di oggi non cerca più nulla, perché nulla ha per lui valore. Non attribuendo valore a nulla, non ha nulla per cui vivere. I concetti, le idee, la vita psichica, ma anche tutto ciò che si vede e che si tocca nel mondo della materialità, dal cibo al sesso, dal calore del sole alla bellezza dei paesaggi naturali, nulla ha valore perché si ritiene che nulla davvero “serva”.

Questa è stata la causa dello svilupparsi del nichilismo: la convinzione che un valore debba essere collegato ad una “utilità”, cioè debba essere misurato in virtù di un effetto procurato, di qualcosa da ottenere. Una volta convinto di questo (e il secolo dei Lumi, il Settecento, portò la società occidentale a questa definitiva convinzione) l’uomo ebbe tutto l’Ottocento per convincersi pian piano che nessun valore, né morale né materiale, potesse in definitiva servirgli a colmare le sue insoddisfazioni. Niente può sconfiggere la morte, niente può sconfiggere il dolore, niente può davvero dare la felicità. Si può certo continuare a ripetersi di credere nella giustizia, nel coraggio, nell’intelligenza, nel merito, negli uomini, si può continuare a dirsi di credere in Dio, ma nell’intimo di sé stessi gli uomini moderni si convinsero che nessuno di questi valori fosse utile, e quindi ebbero paura, definitivamente, di “riflettere”, cioè di guardarsi dentro come in uno specchio, perché senza valori lo specchio avrebbe mandato l’immagine più terribile. Quella della loro assenza, quella del nulla.

Così, come previsto da Nietzsche, 120 anni dopo la sua morte noi siamo qui oggi a vivere in una società completamente nichilista, dove ognuno combatte battaglie in cui non crede, si innamora di persone che non ama, fa amicizia con esseri umani di cui nulla gli importa, persegue scopi in cui non ha la minima fiducia, e finanche si inginocchia davanti a un Dio in cui non crede affatto, come dimostra benissimo il caso del rifiuto a prendere l’ostia in bocca per paura del coronavirus. Fa paura persino ciò che a parole si celebra come “il corpo di Dio” ma che, negli effetti, nessuno crede sia nient’altro che il nulla.

Un giorno, forse, l’uomo tornerà a convincersi che vivere sia possibile aldilà di credere che ciò che facciamo abbia un’utilità, un ritorno in felicità, una “ricompensa”. Avverrà quando si smetterà di pensare al paradiso, e si tornerà a sentire dentro di sé Dioniso che urla, folle, impazzito ed ebbro di vita e passione. Quando si tornerà ad amare.

Se mai ciò di nuovo avverrà.

About Post Author

Domenico Rosaci

Domenico Rosaci è Professore Associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, e conduce ricerche nel campo dell'Intelligenza Artificiale. E' autore dei saggi sull'esoterismo "Arcana Memoria" e "Il Labirinto del Cristo" e dei romanzi "Il Sentiero dei Folli", "La Zingara di Metz" e "I Fiori di Tanato", pubblicati da Falzea Editore.
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