SOCIAL-CULTURA, OVVERO ELOGIO DELLA SCIOCCHEZZA

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Il rapporto che oggi esiste tra la società e l’arte, comprendendo in essa ovviamente anche la letteratura e quindi i libri, è divenuto di una banalità sconcertante. Le idee fondamentali di Bellezza, di valore artistico e più generalmente di spessore culturale, si sono ridotte alle sole espressioni “mi piace” e “non mi piace”, accompagnate dalla convinzione di fondo, propria di tutta la nostra a-cultura contemporanea, che il Bello sia un valore relativo e completamente opinabile, e che abbia senso interpretarlo a piacimento, a seconda di come ci si sveglia al mattino.

È certamente possibile che uno possa affermare che una banana attaccata al muro con lo scotch sia bella quanto il Giudizio Universale di Michelangelo, ma ciò non vuol certo dire che tale affermazione sia sensata, e il “senso” non è un piccolo e trascurabile dettaglio. Sensato significa saggio, cioè collegato al concetto della saggezza che altro non è che esperienza, e l’esperienza non è opinabile. Se ti imbottisci di droghe, morirai di overdose: chi ci ha provato, ha sperimentato che ciò accade, e chi vi ha assistito potrà anche intestardirsi a dire che le droghe fanno bene: rimangono affermazioni fini a sé stesse, come fine a sé stessa è l’affermazione “La banana attaccata al muro con lo scotch ì bella quanto il Giudizio Universale di Michelangelo”.

“Bello”, come insegnava Platone, è solo un altro modo di dire “Buono”, dove Bene significa che “conduce al Benessere”. Al Benessere conducono l’armonia, l’equilibrio, la connessione col Tutto, la faticosa ricerca, la vasta gamma dei sentimenti e delle emozioni, la profondità, il viaggio. Queste cose sono il “senso” di un’opera d’arte, che si possono sperimentare o meno fruendo di quell’opera, e se non si sperimentano significa che o non siamo davanti ad un’opera d’arte oppure lo siamo ma noi non siamo adeguatamente educati a comprenderne il valore.

Quindi, i partecipanti ai vari “gruppi del libro”, o “gruppi della pittura” e consimili che pullulano ormai sui social, invece di passare il proprio tempo a chiedere consigli del tipo “mi sapete suggerire un libro bello che parli di questo e di quello senza descrizioni e con tanti dialoghi” dovrebbero forse prima interrogarsi sul proprio livello culturale, che non consiste col curriculum degli studi (la scuola degli ultimi decenni si è specializzata soprattutto ad allevare pecore belanti e ciucci raglianti) ma nell’esperienza di vita, nel percorso sentimentale ed emozionale, e naturalmente nella maturità intellettuale. Le domande da farsi sarebbero: “Possiedo un po’ di logica e razionalità?” “Ho sviluppato una qualche forma di intuizione, di sensibilità spirituale?” e soprattutto “Quanto conosco la mia anima?”

Solo dopo si potrebbe iniziare a discutere di libri, e di opere d’arte in genere, non per dire sommariamente “è bello”, “è brutto”, “mi è piaciuto”, “non mi ha preso”, espressioni senza alcun valore intellettuale e neppure meramente informativo, ma per scambiarsi invece opinioni di una qualche profondità, argomentate, articolate; sensazioni, impressioni, emozioni non banali che siano correlate a un contesto, a qualche cultura e ad i suoi elementi. Così si sperimenterà facilmente , ad esempio, che un libro pieno di luoghi comuni e di sentimentalità posticcia non consentirà di dir nulla di valore su di esso, mentre la Divina Commedia ci farà rendere conto che nemmeno in dieci vite riusciremmo a sviscerare ciò che suggerisce.

E quando sentirete che vostro figlio di sedici anni dice che la Divina Commedia lo annoia, non andate in un gruppo facebook a chiedere “un libro per un sedicenne annoiato dalla Divina Commedia ed che è stato entusiasmato dal Trono di Spade”, ma piuttosto parlate un po’ a vostro figlio della Divina Commedia e di cosa ci avete trovato voi, i suoi genitori, di importante, profondo e non banale, ammesso che la abbiate letta e in qualche modo apprezzata. Altrimenti, col tempo risparmiato a scrivere scemenze sui gruppi facebook, leggete e studiate la Divina Commedia (non è mai troppo tardi per imparare), vi aiuterà a trovare il vostro benessere e ad aiutare vostro figlio a trovare il proprio, cioè ad essere genitori che vuol dire prima di tutto educatori, e non “amici” o “assecondatori”.

Questo sarà molto bello, perché sarà molto buono.

About Post Author

Domenico Rosaci

Domenico Rosaci è Professore Associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, e conduce ricerche nel campo dell'Intelligenza Artificiale. E' autore dei saggi sull'esoterismo "Arcana Memoria" e "Il Labirinto del Cristo" e dei romanzi "Il Sentiero dei Folli", "La Zingara di Metz" e "I Fiori di Tanato", pubblicati da Falzea Editore.
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