INTELLETTUALI DA STRA-PAZZO

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Mi fanno un po’ sorridere (non ridere, perché in questo mio pensiero non c’è alcuna volontà di dileggio) quegli “intellettuali” che si lanciano in sperticate campagne di difesa di valori nazionali, regionali, comunali, così come di “orgoglio” di categoria (viva le donne, gli omosessuali, i bianchi, i neri, i gialli, quelli a pois…), tutti accomunati dal desiderio di evidenziare come la nazione, o la città, o la categoria che difendono sia sotto attacco, sia vessata, sia una vittima, nonostante sia (per loro) evidente che si tratti della parte di mondo indiscutibilmente migliore.

I “buoni” purtroppo pare siano sempre vittime, gli altri sono sempre i cattivoni, gli oppressori, per omnia saecula saeculorum.Io come vedete uso spesso virgolettare le parole, perché ormai i termini della nostra lingua sono utilizzati con tale arbitrio di senso, da non potere più essere ritenuti nel loro originale significato. Insomma, si parla di “buoni” o di “intellettuali” per modo di dire, mica per davvero.

Io qui vorrei limitarmi ad osservare, ma sottovoce, per non urtare la sensibilità di nessuno, che “buone” o “cattive”, nel senso di portatrici di benessere o di malessere, sono le persone ed i loro comportamenti, non le nazioni, regioni, città o categorie sociali.

Chi pensa che qualcuno sia violento in quanto maschio, stupida in quanto donna, ignorante in quanto meridionale, arretrato in quanto islamico, ipocrita in quanto cattolico, e via proseguendo con i luoghi comuni, è solo pieno di pregiudizi in quanto stupido.

Io ad esempio, amo la mia città ma non ho alcun problema nel dire che trabocca di persone ignoranti ed incoscienti. Ma non penso che esse siano tali in quanto cittadini di Reggio Calabria, ma in quanto persone male educate e poco progredite. Nella mia stessa città ho anche incontrato e conosciuto persone di una intelligenza e spessore morale formidabili. Così come ho conosciuto donne eccezionali e donne emerite mentecatte, cattolici di grande umanità e cattolici sepolcri imbiancati, e potrei continuare per molto col constatare di non avere mai incontrato una categoria che abbia determinato la bontà di una persona, ma piuttosto di essermi reso conto che accade il viceversa. Se l’ipocrisia, ad esempio, pare essere diventata la caratteristica di tendenza nel mondo dei cattolici, è solo perché le persone cattoliche si stanno omologando a tale comportamento, non perché il cattolicesimo prescriva l’ipocrisia.

L’omologazione verso un pensiero unico porta a creare i comportamenti di “massa” nelle categorie sociali, ma a scegliere di omologarsi sono sempre le persone. Nessuno obbliga un cattolico, per definizione, ad essere ipocrita, anzi se un cattolico seguisse davvero i Vangeli, sceglierebbe certamente di non esserlo. Così come nessuno obbliga un maschio ad essere violento, e se esiste un pensiero maschilista a cui una certa persona si omologa, è una sua scelta individuale e non una conseguenza dell’essere maschio.

Naturalmente esistono poi le categorie che si auto-fondano su disvalori distruttivi, come il nazismo o il ku-klux-clan che si fondano sulla supremazia della razza, ma queste categorie non rientrano nel discorso di cui sopra perché esse non sono consessi sociali o culturali che lasciano spazio alle decisioni individuali, ma impongono l’obbedienza a un rigido codice di idee. Esser maschi o femmine non impone alcuna obbedienza del genere, e neppure essere cattolico impone l’adeguarsi alla legge dell’ipocrisia, e non mi risulta che uno nato a Reggio Calabria debba necessariamente fare professione di ignoranza.

E per essere ancora più approfonditi, anche quando si vede che certe idee che consideriamo negative sono fatte proprie da una cultura, ad esempio leggiamo un brano della Bibbia o del Corano che inneggia alla violenza, dovremmo comprendere che una cultura non può definirsi solo con un singolo brano e nemmeno con un gruppo di libri, ma che è comunque fatta di persone che hanno la facoltà di costruirla e modificarla, addirittura nei millenni.

Quindi, io non confonderei fischi con fiaschi, eviterei di sviluppare e propagandare pregiudizi e razzismi, stra-parlando senza alcuna ragionevolezza. Ma soprattutto eviterei di sobillare gli animi verso false lotte contro falsi nemici, magari per distrarre dalla vera, unica battaglia che dovremmo sempre ricordarci di condurre.Quella contro l’istinto a farci del male, che è dentro di noi.

About Post Author

Domenico Rosaci

Domenico Rosaci è Professore Associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, e conduce ricerche nel campo dell'Intelligenza Artificiale. E' autore dei saggi sull'esoterismo "Arcana Memoria" e "Il Labirinto del Cristo" e dei romanzi "Il Sentiero dei Folli", "La Zingara di Metz" e "I Fiori di Tanato", pubblicati da Falzea Editore.
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